Il nostro spettacolo comincia con una DANZA tramandata da generazione in generazione :“'U SPUNSALI” nasce e vive nella nostra fantasia con i colori, le forme, le voci ed i canti immaginati e forgiati attraverso le parole dei nostri nonni; si vuole conferire, così, un'immagine vera e concreta a questi preziosi ricordi affinché rimangano più vivi, cercando, di regalare un'emozione a quanti vorranno vederci esibire in quella che ci sembra la maniera più suggestiva per dare forma alla nostra storia.
Da sempre il matrimonio rappresenta il coronamento del sogno della vita di tutte le coppie.
Questo importante evento, nella tradizione popolare, viene vissuto con diverse sfumature che di volta in volta rispecchiano usi e costumi delle genti del passato.
Oggi increduli e affascinati dalla nostra storia popolare ascoltiamo con vivo interesse i coloriti racconti degli anziani del paese, ancor adesso commossi al ricordo dei più bei giorni della loro vita.
All'inizio di questo secolo, nella città di Naso, alla notizia di un imminente matrimonio, tutte le donne, entusiaste per la festa in arrivo, nei giorni antecedenti il lieto evento, preparavano con cura un abito che all'epoca veniva utilizzato solo ed esclusivamente per le feste nuziali.
All'ora stabilita del giorno prescelto tutti si radunavano vicino alla chiesa, indossando ciascuno il loro abito umile, ma prezioso perché unico, in quanto non sarebbe stato possibile permettersi di meglio.
L'emozione si poteva leggere chiaramente sul volto dello sposo che si illuminava alla vista dell'amata ed insieme si incamminavano verso l'altare.
Dopo il fatidico “Sì”, all'uscita della funzione religiosa, gli invitati attendevano gli sposi per l'applauso ed il lancio del riso che, nella tradizione popolare, è di buon auspicio per la prosperità; ed era subito festa: i canti accompagnavano i novelli sposi fino alla loro nuova casa, dove, oltre al banchetto, non eccessivamente ricco ma sempre apprezzato, si danzava per ore al suono di fisarmoniche, tamburelli e “friscaletti” eseguendo, principalmente, una danza che abbiamo cercato di riprodurre al meglio, composta da figure e passi che simboleggiano la vita matrimoniale.
Una vita insieme, giurata davanti a Dio, quando iniziano le danze e i due sposi passano sotto un ponte di mani simile al cammino che dovranno intraprendere; i due cerchi intrecciati sono la nuova unione creatasi; infine, si consacra il ruolo della sposa consegnandole un posto stabile e duraturo all'interno della nuova famiglia nel momento in cui si fa sedere la sposa su un intreccio di gambe che evocano l'idea della sua nuova posizione di moglie e futura madre.
Segue un' antico CANTO popolare intitolato “MI VOTU E MI RIVOTU” ; si tratta una serenata d'amore, caratterizzata da una dolce e accorata melodia, che rievoca, con note di profonda malinconia, le pene e i sospiri d'amore di un uomo che contempla la bellezza la donna amata, e a cui dedica l'intera sua vita.
DANZA tipica delle contrade siciliane è la “POLKA” , eseguita solitamente in ottobre al termine della vendemmia quando,dopo tante fatiche, i contadini si riunivano allegramente nei borghi delle contrade per festeggiare l'ottima annata. Infatti, alla fine della festa, stanchi ma contenti per il raccolto ed il buon mosto, i contadini, ritrovatisi nelle aie, effettuavano questa danza, caratterizzata da lenti e cadenzati movimenti, e dalla tipica posizione curva della schiena degli uomini per il tanto lavoro e per l'anziana età. Diversa dalla solita spumeggiante tarantella, si caratterizza per la dolcezza dei movimenti e delle musiche, eseguite, generalmente, da chitarra e mandolino.
Versi nostalgici ma, ricchissimi di enfasi, sono contenuti nel CANTO “SICILIA ANTICA” , dedicato dai siciliani alla loro tanto amata terra, la quale, per le sue innumerevoli bellezze paesaggistiche e per il calore umano dei suoi abitanti rimane viva e meravigliosa anche nei ricordi di coloro che dovettero abbandonarla.
DANZA di sicuro e provato effetto è quella di “GARIBALDI” , balletto di motivazione storica che si ispira alla famosa BATTAGLIA, cominciata con lo sbarco a Marsala. Per giungere da Marsala a Milazzo - dove avvenne la famosa battaglia che prende il nome di questa località - i documenti storiografici indicano che la spedizione passò da Naso. Si racconta che, come in tanti altri paesi, molti giovani nasitani si unirono al grande condottiero per contribuire alla liberazione della Sicilia dalla tirannica dominazione Borbonica. Questa danza si ispira proprio alle gesta di quei giovani, ricchi di gioia e di entusiasmo, ma soprattutto animati da una grande voglia di libertà, che alla vista del valoroso condottiero, dipinto dai poeti siculi “con la bianca barba, gli occhi di fuoco ed un cuore ardente”, lasciarono i propri cari per difendere la tanto amata Sicilia.Il ballo è caratterizzato da bellissime ed originali coreografie, curate nei particolari e nei movimenti, resi spettacolari dall'utilizzo di bastoni in legno che simboleggiano le armi da battaglia.
Altro CANTO caratteristico è “A LIGENDA DU FRISCSLETTU”; il tema del brano è la vicenda della figlia di un re, che fu gettata in un fiume da suo fratello per invidia, e vi morì annegata. Dopo tempo passa un pastorello che taglia una canna del canneto che costeggiava il fiume per farsene un flauto. Quando costui mette lo strumento alle labbra, ne esce un canto lento e malinconico a tal punto che lo spirito della fanciulla, vagante nel luogo, effonde dalla tenue canna e rivela il misfatto. Il canto è accompagnato dalla dolce melodia dello strumento siculo: ” U friscalettu”.
DANZA derivante da una tradizione antichissima è “U BALLETTU DA CALIA”: Naso, fiorente paesello di circa 5.000 abitanti è ricco di tradizioni che abilmente ricercate ed interpretate possono creare a rappresentazioni sceniche di grande livello. In ogni paese della provincia, quando si festeggia il santo patrono, vi sono i "CALIARI" cioè gli artigiani di Naso che vendono il loro prodotto accompagnato da esilaranti battute di scherzo. La calia altro non è che un insieme di ceci tostati a fuoco lento in un pentolone insieme con della sabbia fine. Negli anni cinquanta vi era a Naso una grande tradizione di caliari, tanto che oggi rappresentano gli unici esportatori al mondo.Nella danza è utilizzato il tipico bastone che i caliari usano per mescolare i ceci, u caliaturi per cuocerli, la bisaccia dove anticamente si custodivano per la vendita, e a quartignia che era un'unità di misura.Tutto questo condito da una rappresentazione del tipico mercato dove si vendeva la calia e da alcuni passi e figure che traggono ispirazione dalla realtà contadina dell'epoca. Durante la danza vi è inserita una canzone che rappresenta il momento della vendita della "Calia" con parole usate dai caliari che sono simpaticissime e caratteristiche ma che servono per incrementare le vendite.
Lo spettacolo continua con un CANTO d'amore intitolato:”A PETRA”; i versi della canzone riprendono la dichiarazione d'amore di un uomo che paragona la propria amata ad una pietra preziosa desiderata da tutti gli altri uomini per l' inestimabile bellezza. I versi contengono anche la risposta della donna, che descrive le bellezze del suo amato.
Altra DANZA a tema storico è:”U BANDITU GIULIANU”. In questa danza, maestri e ragazzi del gruppo, insieme, hanno voluto far rivivere una figura carica di storia, di lutti, e di polemiche, emblema della mafia degli anni cinquanta in Sicilia: ‘U BANDITU GIULIANU (IL BANDITO GIULIANO). Unico l'obiettivo educativo: fornire ai giovani di oggi tutte le informazioni per conoscere culturalmente e storicamente le origini di un fenomeno sociale in continuo subbuglio fra vittorie e sconfitte, al fine di formare delle menti critiche e animate da valori che vanno ben oltre i luoghi comuni, facili a sorgere per realtà scomode e devianti.
Segue un CANTO dedicato alle bellezze naturali, agli incantevoli paesaggi della nostra terra:”SICILIA MIA”; il canto è caratterizzato da una melodia molto allegra, che rievoca nella mente degli emigranti le suggestive immagini e i vivaci colori della loro amata Sicilia, meraviglioso scenario di verdi campi baciati dal sole e incoronati dal mare.
L'emancipazione femminile inizia a forzare i limiti ristretti delle mentalità di un tempo, cosi nasce ”U BALLU CAPRICCIUSU”; una delle poche occasioni per loro di farsi notare, di potersi esprimere in un'epoca nella quale rimanevano sicuramente nell'ombra, era proprio la DANZA festosa, elegante, dolce e spontanea come tradizione vuole. I passi solisti delle DONNE si sposano, dunque, con il ritmo cadenzato del tamburo per concepire una prima timida voglia di urlare ai tempi che è ora di rivalutare la donna in tutte le sue molteplici peculiarità.
Significativo CANTO di giovinezza è “SI MARITAU ROSA”; nell'atmosfera del borgo antico una giovane donna affida al canto la sua malinconia: nonostante le sue bellezze e il suo cuore pieno d'amore, la ragazza si dispera per non esser ancora riuscita a trovare marito, a differenza delle sue coetanee, trascorrendo così la sua vita tra pene e lacrime.
"U BALLU SFIZIUSU” , per concludere in clima festoso, nel ricordo dell'allegro modo di vivere dei SICILIANI, ed in memoria di colui che ha insegnato ai ragazzi della Scuola un nuovo modo di vivere e di affrontare i problemi, che nel tempo resterà nel cuore di tutti coloro che l'hanno amato e stimato: il Preside Prof. “ALESSANDRO MANGANARO” .